• Casa discografica: Tuk Music
  • Genere: Jazz
06/05/2015

Luca Aquino OverDoors

di Antonio Gaudino a.gaudino@katamail.com

Forse il “vero” animale della copertina è proprio Luca Aquino da Benevento, 41 anni ma con una discografia da veterano, musicalmente varia e con un comune denominatore, la sua tromba dal suono unico, che ha affascinato il suo primo “maestro” e produttore Paolo Fresu, fino ad arrivare al batterista Manu Katché con cui il trombettista ha girato per lungo e largo negli ultimi anni in un tour mondiale, fino ad approdare nel nuovo live album del drummer, edito dalla Act: “Live Concert”. A noi di SUONO sorprende che ad ogni uscita di un nuovo album di Aquino, la critica nostrana e internazionale lo debba ogni volta paragonare ai grandi trombettisti di un tempo e recenti per giustificare la sua magnificenza, scomodando Davis, Chet, Hassell, Harrell. Le sue intuizioni geniali nello spostarsi da un mondo musicale all’altro senza risentirne affatto qualitativamente, dimostrano che è semplicemente Luca Aquino, un talento che a 19 anni si è convertito alla causa del jazz ma che non ha mai dimenticato le sue origini rock, che rivendica onorato e volentieri alla prima occasione. Eccoci dunque ai Doors, a Jim Morrison, risultato di un percorso che chiude un periodo e ne apre un altro, del resto come ogni suo album edito fino ad oggi. Morrison vestiva e cambiava pelle e amava definirsi il “re Lucertola”, Aquino lo rilegge cambiandogli per l’ennesima volta pelle, in una chiave del tutto personale che affascina per i suoni, le chitarre distorte, pulite, il basso che guida le linee dei brani sottolineandone una tromba che sembra spuntare fuori da deliri elettrici di certe visioni psichedeliche morrisoniane. Naufragi ossessivi che si rilassano nella title track OverDoors per poi tornare ad affondare la tromba nella pelle dei Doors con l’aiuto e la complicità di Rodolphe Burger alla voce in “Riders On The Storm”, di Petra Magoni che ci delizia in “Queen Of The Highway” e di Carolina Bubbico in “Indian Summer”. Il tutto tenuto bene in piedi da Dario Miranda al basso, Antonio Jaselovi alle chitarre e Lele Tomaso alla batteria, capaci, con la Tromba di Aquino, di far rivivere il tempo di 11 canzoni, di una band che ha fatto la storia della musica rock negli anni ’60. 10 cover su 11 brani, sono il riassunto di Aquino, di come lui ha ascoltato i Doors, questa è la sua traduzione per noi, attraverso “Peace Frog”, “Waiting For the Sun” passando per l’hit icona della band “Light My Fire” e le altre sopracitate. Abbiamo la sensazione che le “porte della percezione” siano state riaperte in un modo nuovo e giusto, che non trascura il lato rock e convince gli amanti del jazz-rock elettrico. Grande lavoro di un’artista in viaggio, in attesa di una nuova sorpresa...

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