• Anno: 2019
  • Casa discografica: Sony/Bmg
  • Genere: Rock
30/11/2019

Leonard Cohen Thanks for the Dance

Nove canzoni inedite per far risuonare la voce di Leonard Cohen. È di qualche giorno fa infatti (22 novembre), l’uscita di Thanks for the Dance, album postumo che magari non aggiunge (e davvero non potrebbe, visto la smisurata produzione quasi tutta di altissimo livello dell’artista) molto alla sua vita di artista ma colma, almeno in minima parte, il peso della perdita di uno dei maggiori cantautori di ogni tempo incollandoti brano dopo brano all’ascolto. Un timbro che è un marchio di fabbrica come per Van Morrison, Dylan, Jagger e pochi altri eletti ma come loro e più di loro Cohen andrebbe catalogato alla voce generica (ma per questo omnicomprensiva) di poeta: Cohen è stato musicista, scrittore e poeta, prima di tutto poeta e non solo cronologicamente (nel 1957 con il titolo di Six Montreal Poets, otto poesie da lui recitate) ma per quella sua straordinaria capacità di regalare un punto di vista romantico e al tempo stesso scettico e critico. A cominciare da quell’inno all’amore, troppo veloce, troppo fugace, consumato nella splendida cornice dell’isola di Idra con Susanne e celebrato nell’omonima canzone. Poi, tutti gli altri capitoli (libri compresi) di una saga lunga quasi 50 anni (il debutto musicale con The Songs of Leonard Cohen nel 1967) interrotta dalla sua scomparsa nel novembre del 2016. I tre anni che separano dall’oggi non hanno scalfito la memoria della sua figura: un grande concerto evocativo, il riconoscimento del Canada al suo artista (non è da tutti apparire in una serie di francobolli commemorativi emessi in occasione di quello che sarebbe stato il suo 85mo compleanno) e ora questo Thanks for the Dance che ce ne ripropone vivida la voce, come se Cohen fosse ancora lì a scrutarci, con quella sua aria da crooner ironico e raffinato. Happens To The Heart apre l’album infatti in piena atmosfera “da Cohen”, quasi che il sottile trait d’union tra l’artista e il pubblico non si sia mai spezzato malgrado gli eventi. Dolce e struggente The Night Of Santiago, persino più essenziale grazie al solo accompagnamento alla chitarra (non ci sono note in merito ma suppongo sia a cura di Javier Mas, che ha assistito Cohen sul palco negli ultimi tour) e che sollecita pienamente le corde dell’emozione. Leggermente più “ricco” il brano che dà il nome all’album e che sembra (consapevolmente o meno) il suo vero testamento musicale, dove “la notte è appena iniziata” ma parte (l’ultima) ballata sotto un cielo dove “il blu è così blu”. E così via con andamento lento e l’aurea teatrale che più di ogni altro Cohen saprebbe evocare, anche semplicemente leggendo l’elenco degli accessori disponibili per un’auto commerciale!
D’altronde è la stessa genesi del disco ad aver suggerito una dimensione intimistica. Dalla precedente collaborazione per You Want It Darker Adam Cohen aveva conservato alcuni materiali grezzi: poco più che bozzetti o, a volte, semplici tracce con la sola voce del padre. Lavorandoci su, cercando di aggiungere il meno possibile per mantenerne lo spirito originario, Adam Cohen ha chiamato a riempire rispettosamente i silenzi amici e colleghi suoi e del carismatico genitore: il canto di Damien Rice e Leslie Feist, Richard Reed Parry degli Arcade Fire al basso, Bryce Dessner dei The National alla chitarra, il compositore Dustin O’Halloran al piano. All’interno di una produzione globale (Montreal, Los Angeles, Berlino) hanno trovato posto anche le collaborazioni di Daniel Lanois con i suoi raffinati arrangiamenti e di Jennifer Warnes che ha registrato le secondi voci o di Beck che ha contribuito alla chitarra e all'arpa ebraica.
Un ideale abbraccio sincero e probabilmente definitivo (solo momentaneamente allontanato) che nulla ha a che vedere con l’ipotesi e il rischio che Thanks for the Dance possa apparire come una raccolta di B-sides: ne traspare la forza, l’amore e l’energia in ogni brano, ognuno a ricordarci quanto sedimentato in noi ci sia di Leonard Cohen, un artista che ha ispirato oltre 3.000 cover version e la cui musica è stata utilizzata nelle colonne sonore di centinaia di film e serie televisive con un gradimento nemmeno tanto piccolo anche nel nostro paese (I cento passi, La Meglio gioventù, Mia Madre…) che è anche stato in prima fila nel rendergli omaggio (Istruzioni per sopravvivere alla sconfitta - Una serata per Leonard Cohen - Venerdì 4 ottobre 2019).
Chansonnier universale Cohen, il più grande di tutti o (perlomeno) il più originale, visto il sedimentato intreccio tra produzione letteraria e composizione musicale. Così Thanks for the Dance è semplicemente indispensabile e non solo per la pochezza delle alternative sfornate attualmente. Un giudizio di parte, certo, ma non potrebbe essere che così da chi considera The Favourite Game, uno dei principali romanzi formativi, Beautiful Losers come uno dei titoli più belli in assoluto (insieme a Chiedi alla polvere di John Fante) e Bird on the Wire, l’inno più bello che si ricordi alla pace e alla libertà.
Hasta siempre Leonard!

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