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La musica che mi piace

Di:Iltremila
Pubblicato il:

Un progetto trasversale che si muove tra jazz, elettronica, hip hop e new soul. In the Night è il disco d’esordio di Gabriella di Capua uscito recentemente per l’etichetta Romolo Dischi.

La vocalist campana, leader e ideatrice dei brani, ci ha raccontato come è cominciato tutto…

Gabriella, per cominciare l’intervista parliamo del tuo percorso musicale. Abbiamo notato che nel tuo disco d’esordio “In the Night” ci sono diverse influenze. Ti va di raccontarci tutta la tua storia musicale?

La mia storia nasce dalla pancia di mia madre che studiava piano quando mi aspettava e mio padre era il suo maestro! A 4 anni ho iniziato a suonare il piano, che ho studiato fino agli 8 anni. Dopo una perdita di interesse mi sono riavvicinata alla musica verso i 15 anni prima come ascoltatrice, chiedendo sempre a mio padre di portarmi ai concerti, mentre verso i 17 ho cominciato a provare interesse e curiosità per il canto e per la carriera di cantante. Ed eccomi qui, con il mio primo disco e tanta voglia di fare sempre meglio e sempre più musica.

In the Night, come dicevamo è un disco che spazia tra tanti linguaggi che vanno dal jazz, all’acid jazz, fino al nusoul ed il pop RnB. Ce lo vuoi raccontare brevemente?

Nacque prima da alcuni testi scritti verso i 21 anni, in cui parlavo di questo ragazzo con cui stavo, che mi rendeva molto felice e molto triste. Mi interrogavo sul senso di questo sentimento e se era giusto sentirmi così. Da lì in poi qualche anno dopo con Alessio Busanca, abbiamo ripreso i testi e abbiamo delineato il nostro stile che ancora si sta smussando.

A quale di questi ti senti più vicina?

L’acid jazz è sicuramente il riferimento più grande, perché mescola sonorità elettroniche e sonorità jazz a cui sono sempre affezionata, però il groove del basso e il beat dell’hip hop sono gli elementi che più mi attirano: faccio sempre alzare il volume del basso e i beat voglio che siano cattivi.

Anche il titolo ascoltando i brani ci è sembrato molto evocativo: rappresenta qualcosa di particolare per te?

Rappresenta un momento e un modo di essere. Durante la notte sovvengono sensazioni strane a volte, spesso di nostalgia e solitudine ma anche di contatto con il mondo; c’è più silenzio, soprattutto quando è notte fonda, tutti dormono e tu sei sveglio. Nella notte c’è creatività, possono succedere cose intriganti, complesse. E’ nella notte che si consumano gli amori o il momento in cui le persone si divertono e cercano altre dimensioni. Ho voluto riportare quella sensazione rilassante e quieta della notte attraverso la mia musica.

Ci vuoi raccontare di cosa parlano principalmente le tue canzoni?

Ahimè di amore, non perfetto, non platonico. Un amore un po’ tossico, fatto di dipendenze, ossessioni, ma anche bellezza, felicità, interconnessione mentale. Non sempre le cose vanno come vorremmo, però vanno vissute ugualmente perché da qualsiasi cosa si può trarre insegnamento. In questo disco parlo di sensazioni non sempre sono positive per me che mi definivo la parte debole e che tuttavia dimostro sempre forza, tenacia e a un certo punto anche perseverazione diabolica.

Il tuo disco è uscito in un momento particolare, diciamo in una fase di incertezza legata, come stai vivendo questo momento?

Ancora non mi rendo conto. A volte sembra un brutto sogno, passato, quasi dimenticabile, a volte è dura realtà che si palesa come uno schiaffo in faccia. Sono felice a prescindere perché stiamo tutti bene e perché possiamo parlare del fatto che sia comunque uscito. E’ una motivazione abbastanza forte per me sapere che in qualsiasi modo sia andata, ho avuto la fortuna di farlo uscire ugualmente.

Ci vuoi parlare adesso della registrazione del disco? Come ci avete lavorato e come sono andate le sessioni?

Ci siamo divertiti un mondo. Siamo arrivati in studio con delle strutture e qualche stralcio di linee guida sui pezzi ma niente di scritto e definito. Abbiamo voluto che i musicisti dessero il loro contributo creativo, essendo tutti improvvisatori, abbiamo creato una connessione personale tra noi fatta di amicizia e divertimento che abbiamo trasmesso nella musica. Anche nelle ballad e nei pezzi più impegnati ci siamo divertiti molto e ci siamo confrontati tutti insieme.

In un momento come questo, quanto sono utili e importanti i social media per portare avanti un progetto nuovo?

Importantissimi. Per me sono stati fonte di nuove scoperte che mi hanno portato a conoscere tante realtà, ragazzi, musicisti, festival, organizzazioni etc. con cui ho collaborato o collaborerò in futuro. Vanno usati bene e con moderazione; devi avere un messaggio chiaro in testa e soprattutto deve essere originale. Non sopporto vedere colleghe e colleghi che fanno tutti le stesse cover o lo stesso genere copiando palesemente artisti americani. E’ come se finissero per girare sempre le stesse cose e ovviamente i social hanno mille aspetti negativi: odio, razzismo, omofobia, body shaming, revenge, porn eccetera, mille trend diversi al giorno, l’aspetto dei pochi secondi perché l’attenzione della gente sta calando sempre di più. Non è facile, ma se usati bene e con rispetto, possono essere utilissimi.

Nonostante il disco sia appena uscito c’è già qualcosa di nuovo di cui ci vuoi parlare?

Si sto creando un progetto nuovo, un po’ in inglese e un po’ in italiano. Voglio fare la musica che mi piace, sono mesi che mi chiedo che direzione prendere, se scrivere qualcosa di più vicino ai gusti della massa per aumentare il mio seguito ma la risposta ancora una volta è arrivata dalla musica che sembra mi esca naturalmente in una direzione che non è quella commerciale e non voglio lottare contro me stessa. Spero di potervene parlare molto presto, ma per ora posso dire solo di avere due brani.

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