Antonello Neri – Iren

Di:Paolo Carnelli
Pubblicato il:
Anno di pubblicazione: 2015
Casa discografica: Konsequenz

Nella storia della musica contemporanea, la figura di Antonello Neri è gigantesca. Nato a L’Aquila nel 1942 ma trapiantato a Roma all’età di diciotto anni, vive quasi subito uno scarto nel suo percorso didattico in conservatorio, subendo il fascino della composizione e in particolare della musica d’avanguardia e atonale, portavoce dell’idea di un rinnovamento in grado di muoversi non solo attraverso la manipolazione sonora ma soprattutto attraverso la riscrittura della grammatica musicale. Fondamentale, all’inizio degli anni ’70, l’incontro con il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza guidato da Franco Evangelisti, di cui facevano parte, tra gli altri, Giovanni Piazza, Egisto Macchi, Alessandro Sbordoni, Giancarlo Schiaffini ed Ennio Morricone: un’esperienza straordinaria di composizione collettiva in tempo reale, documentata nell’album Musica su schemi, pubblicato da Cramps nel 1976. Il pianoforte, sotto le mani di Neri, viene scoperchiato e trasfigurato, inquinato e contaminato grazie anche all’utilizzo di oggetti e strumenti di ogni genere, che ne filtrano e modificano il suono, amplificandone le possibilità espressive, secondo una linea di indirizzo e di ricerca che il compositore abruzzese porterà avanti in tutta la sua carriera artistica: all’esperienza con il Gruppo Nuova Consonanza faranno infatti seguito quelle del Beat 72 e del Teatro degli Artisti, in cui la Musica è chiamata a farsi interlocutore e cassa di risonanza anche di altre forme di espressione come il corpo o l’immagine. A più di settant’anni, Neri approda finalmente al suo primo lavoro solista: lo fa grazie alla caparbietà di Girolamo De Simone, musicista e "agitatore culturale" che vive e lavora alle pendici del Monte Somma, a ridosso del Vesuvio (da qui il sottotitolo del CD, "ImprovvisAzioni vesuviane"), grazie alla factory culturale Konsequenz (che in vent’anni di attività ha pubblicato un centinaio di volumi monografici, realizzato decine di concerti e rassegne musicali, prodotto dischi, mostre, ed eventi trasversali) e all’Associazione Musicale Ferenc Liszt.. Per convincere Neri, De Simone ha pensato bene di mettere a disposizione del Maestro la sua abitazione e soprattutto il suo piano Steinway, già equipaggiato con una perfetta catena di registrazione e corredato da alcuni accorgimenti tecnici per preservare il suono dalle dispersioni di frequenze. Così, non appena Neri ha messo le mani sullo strumento, la spia rec si è accesa e ogni nota è stata registrata. Da svariate ore di materiale sono poi stati estratti, e in alcuni casi fusi assieme, i momenti più emozionanti: quattro tracce, per un totale di appena venticinque minuti di musica, ma di altissima qualità. Quello che colpisce da subito, nonostante l’estemporaneità della performance, è la naturalezza del flusso sonoro e l’accessibilità all’ascolto: del resto, come ha spiegato lo stesso Neri in un bellissimo documentario realizzato recentemente dal figlio Federico, improvvisare non significa rivolgere il proprio sguardo in lontananza, verso ciò che non si conosce, ma piuttosto vedere in prossimità (in provideo), rimanendo attaccati alle cose che si sentono più vicine; scavare, magari dentro se stessi, per attingere al proprio bagaglio personale. Ecco allora affiorare tra le note i chiari riferimenti classici e bachiani nelle cadenze solenni che caratterizzano alcune delle improvvisazioni (Iren 1 e Iren 3), segmenti capaci però di aprirsi all’improvviso in una cantabilità sommessa, quasi fragile e clandestina, come il primo raggio di sole su un prato di rugiada. Non c’è molto jazz, neanche nell’accezione colta gershwiniana; piuttosto, all’orecchio sembra riaffiorare quello stesso sostrato da cui hanno tratto linfa i grandi temi della stagione del rock sinfonico, dagli Yes di Relayer al Contrappunti de Le Orme fino alla poesia pianistica del Banco del Mutuo Soccorso (750.000 anni fa… l’amore?). Nella traccia conclusiva, di oltre tredici minuti, la melodia viene setacciata e sezionata, nel tempo e nel ritmo, per poi tracimare in un’accelerazione dall’impeto inarrestabile: è lì che per un attimo, grazie alla musica, il senso intimo e recondito della vita sembra finalmente rivelato. Per questo, Iren è documento dal valore storico e artistico inestimabile: perché in pochi minuti riesce a rendere accessibile all’ascoltatore l’intera Weltanschauung di un grandissimo artista come Antonello Neri.

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