Frankie Chavez – Heart & Spine

Di:Paolo Corciulo
Pubblicato il:
Anno di pubblicazione: 2015
Casa discografica: Musicastrada Records

Si parte subito con il piede giusto, acido, cattivo, sanguigno e determinato: è Fight, inno a una sei corde elettrica distorta e sporcata oltre natura (anche i valori al banco di misura rivelano una notevole compressione e alta presenza di distorsione), che batte il tempo che sfugge con un riff incalzante… È il brano di apertura di quella chicca, perlomeno dal punto di vista artistico, che è la spina nel cuore di Frankie Chavez, rocker e polistrumentista portoghese (Francisco Joacquim Paiva Chaves il suo vero nome), in grado di proiettare in una nuova dimensione mediata da una sensibilità tipicamente mediterranea e, in particolare, dall’esperienza di vita di Chavez (che mischia senza timori rock, blues, folk e surf)ma non per questo meno incalzante nel ritmo e nel modo di sporcare la chitarra tipicamente anglofono. Heart & Spine è il secondo album di Chavez che ha cominciato nel 2006 con Slight Delay, un brano incluso nel documentario sulla cultura del surf in Indonesia Flavours, e ha proseguito la sua esperienza in sala di registrazione con un primo EP, omonimo, nel 2010; due anni più tardi sarebbe arrivato Family Tree, l’album di debutto che ha portato a Chavez abbastanza fama da intraprendere una tournée che ha toccato anche il nostro paese.Prodotto anche con una campagna di crowdfunding, Heart & Spine è stato registrato a Lisbona in gran parte allo studio Praça das Flores della Valentim de Carvalho, storica etichetta portoghese, mentre due brani sono in presa diretta, registrati a casa dell’artista e alla Mimosa da Lapa, un’antica, tradizionale drogheria di quartiere. La qualità di registrazione differisce decisamente da brano a brano con risultati in generale tra l’accettabile e il quasi inascoltabile, in particolare con riferimento alla voce: abbiamo contato almeno 6 differenti Franckie Chavez tra quello con la voce innaturalmente intubata, quello distorto e quello che, preso in diretta, presumiamo sia il "vero" Chavez! Il "quasi" dunque è un atto dovuto alla precarietà e alla buona volontà che ha consentito la nascita di quello che per altri aspetti è un vero gioiellino, con buona pace delle istanze audiofile).Perché con Heart & Spine ci si deve mettere il cuore in pace: o si accetta quel che in altri casi nemmeno degnereste di un ascolto completo o perderete un piccolo capolavoro! Curiosamente non sono necessariamente i brani registrati in condizioni precarie (uno anche a casa di Chavez) i peggiori ma, piuttosto, quelli dove il numero degli strumentisti è maggiore. Vero che registrare una unico strumento, come accade nelle ballads, non è cosa troppo difficile ma il livello di compressione e di poca intellegibilità di alcuni brani è talmente elevato da far pensare a una scelta (con quale obiettivo poi?): si va da un DR ampiamente insufficiente (6), ad alcuni brani (Pine Trees e Faixa 14) che spiccano sugli altri, guadagnandosi un ottimo 10 e 11.In termini artistici Don’t Leave Tonight (dove Chavez duetta con la songwriter americana Erica Buettner) è una dolcissima e imperdibile ballata (abbastanza ben regostrata), Morning Train, in puro stile ragtime, un felice e spontaneo siparietto assieme all’inseparabile João Correia (percussioni) e il Groove Quartet, mentre Voodo Mama, in puro stile cajun, è un’entusiasmante cavalcata sonora che lo sarebbe ancor più se sorretta da una buna registrazione. Tutti i 14 brani meritano comunque attenzione per l’intreccio di genere a cavallo tra rock, blues e suoni psichedelici, senza cadute di tensione; una alternanza di toni energici e ballad acustiche che rendono l’intero ascolto interessante, mai superfluo. Il che di questi tempi non è poco! E c’è anche un pizzico di Italia a bordo visto che il missaggio è stato effettuato al Toomi Labs di Tommaso Colliva (Muse, Franz Ferdinand, Mark Lanegan, Arto Lindsay, Afterhours, Calibro 35), mentre il mastering è firmato da Gianni Versari a La Maestà di Tredonzio.

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