Roundella – Biography

Di:Antonio Gaudino
Pubblicato il:
Anno di pubblicazione: 2015
Casa discografica: S’ard Music

Una condizione di stasi è qualcosa di estraneo ai Roundella: tutto l’album è percorso dal ritmo, anche dove si accennano ballate. Dopo aver trascorso anni a suonare jazz, il quartetto sardo ha deciso di suonare dell’Acid/hip-hop/R&B di altissimo livello, di respiro internazionale dove ogni brano potrebbe essere un modello perfetto per la costruzione di una nuova carriera alternativa al jazz o complementare della band o dei solisti che lo compongono. Il singolo, "Biography", è una chiara dichiarazione di intenti a dimostrazione che il quartetto ha intrapreso un percorso completamente nuovo dal passato, mentre il ritmo incalza e la voce di Francesca Corrias si fonde alla ritmica del drummer Gianrico Manca e al double bass suonato da Filippo Mundula; il tutto "dilaniato" dall’incessante chitarra ritmica e solista di Mauro Laconi che spicca creando un suo sound davvero speciale. I tanti generi assimilati negli anni, attraverso culture musicali varie, contraddistinguono la loro nuova ‘casa’, contemporaneamente lottano nel tentativo di preservare la propria natura di jazzisti aperti e disponibili. Da questa magnifica ‘lotta’, hanno creato una cornice musicale che si libera degli arrangiamenti lussureggianti del jazz (lievemente colorato di tradizione/innovazione) e nell’album dalla title-track "Biography" troviamo delle vere e proprie "pepite" quali "Fake Democracy" e "Sunny Rain" dove abbracciano una sorta di soul e funk minimalista e acido che ricorda quel talento inglese di Lewis Taylor e de geniaccio americano Jesse Boykins III. Naturalmente le melodie e le progressioni degli accordi, le basi musicali, sono tutte inconfondibilmente "Roundella", e le scelte sonore sono completamente nuove. La voce di Francesca Corrias emerge nel mix musicale fra gli strumenti e si fa largo con quel timbro "coloured" inconfondibile e naturale col suo perfetto inglese, mentre la strumentazione supera il livello necessario per una tipica band italiana, che non a caso non rappresentano in alcun modo. Il basso funky è contagioso e sostiene una progressione degli accordi molto possente in alcuni brani come "Bird" e rilassata in altri come in "Loose Heritage"; lampi acid jazz, con elementi provenienti da temperature climatiche più ‘cool, come in "What?" e "The Bell", dopo un intro dalle chiare intenzioni jazz-soul. Poi è il momento di una ballata che si fonde ad una grande sensibilità urbana: "Momo", dove si sentono echi che riverberano nei suoni dell’acid jazz che a loro volta si alleano ad un ritmo lontano, nascosto e presente che risente dell’essenza dei Portishead che aleggia appena, come se stesse passando davanti ad un negozio di dischi classici R’N’B e si imbatte nell’ album di Robert Glasper "Black Radio". Naturalmente, questo tipo di descrizione restrittiva non spiega molto oltre alla diversità del materiale offerto nell’album, una diversità che riflette la fonte d’ispirazione che nasce dal desiderio di emergere da una provincia ricca di fermento come Cagliari. E ci riesce perfettamente. L’esordio dei Roundella ha un senso di intimità intensamente ritmico, una sensazione vera e sostenuta di contemplazione onesta e virtuosa divenuta mostra artistica, brano dopo brano. Nulla è fuori posto, nulla permane oltremisura, nessun elemento viene abusato. E per tutti coloro che si grattano la testa chiedendosi se i Roundella hanno fatto un concept album, state certi che l’ispirazione non ha oltrepassato la musica: si tratta di un album solido, fatto di grandi canzoni che offre un piacevole bonus, quello di una premura intelligente nei confronti di un tema complesso e sensibile: la black music, tutta, nulla escluso. Meravigliosamente flatulento e super funky nel basso, incessante nella batteria di Gianrico Manca e rifinito dalla chitarra, che lambisce il tutto fino ad accentrarsi meritando il suo spazi, non ci resta che ammettere che già dal primo ascolto ne usciamo tutti ipnotizzati da questo ottimo album. Pieno di ritmo, melodia ed atmosfere ricercate. L’album si lascia ascoltare con vero piacere, fidatevi!

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SUONO n° 558

Dicembre
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