Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba

Di:Comunicato Stampa
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Lo straordinario ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti, ha dato vita ad una mostra: dal 22 maggio al 21 novembre 2021

Nei primi mesi del 2018, al Museo del Tessuto di Prato viene proposto di acquisire un misterioso baule contenente materiale eterogeneo proveniente dal guardaroba del soprano pratese Iva Pacetti. Gli studi condotti dalla conservatrice del Museo, Daniela Degl’Innocenti,  permettono in seguito di riconoscere due costumi e due gioielli di scena disegnati e realizzati dal costumista del Teatro alla Scala Luigi Sapelli (in arte Caramba) per la prima assoluta dell’opera e indossati da Rosa Raisa, il primo soprano della storia a interpretare il ruolo della ‘Principessa di gelo’. Questo straordinario ritrovamento è il punto di partenza della mostra “Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba”  cheripercorre la genesi complessiva dell’opera e il sodalizio artistico tra il grande compositore Giacomo Puccini e l’artista e amico Galileo Chini, voluto fortemente dal Maestro per la realizzazione delle scenografie; Puccini volle infatti affidare l’atmosfera orientale di Turandot – ambientata all’interno del palazzo della Principessa cinese – ad un artista che l’Oriente l’avesse vissuto veramente e trovò in Galileo Chini, che aveva vissuto e lavorato in Siam (attuale Thailandia) per ben tre anni (1911-1913) per lavorare alla decorazione del Palazzo del Trono del Re Rama VI, l’interprete più adatto a costruire l’immagine scenica dell’opera (dal suo soggiorno orientale Chini era tornoato profondamente affascinato e con un bagaglio di centinaia di manufatti artistici di stile e produzione cinese, giapponese, siamese che influenzarono la sua produzione artistica anche dopo la permanenza in Siam e, all’interno di essa, successivamente, la genesi figurativa delle scenografie per l’opera Turandot).

Il percorso della mostra si articola in tre sale espositive: nella prima il visitatore potrà ammirare 120 oggetti della collezione Chini (tessuti, costumi e maschere teatrali, porcellane, strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese – suddivisi per ambiti tipologici all’interno di grandi teche espositive) che sono stati continua fonte di ispirazione per l’Artista e sono diventati soggetti di suoi numerosi dipinti. Una successiva sezione è dedicata alle scenografie per la Turandot e al forte influsso che l’esperienza in Siam ebbe nell’evoluzione del percorso creativo e stilistico di Chini mentre la terza e ultima sala riunisce dopo decenni di oblio gli straordinari costumi della prima dell’opera. Accanto a quelli della protagonista di proprietà del Museo – su una grande pedana rialzata che la prima volta nella storia riunisce la straordinaria parata realizzata da Caramba nel 1926 – sono esposti anche 30 costumi straordinari provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari e comprimari – l’Imperatore, Calaf, Ping, Pong e Pang, il Mandarino – e i secondari – i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, i personaggi del Popolo.

22 maggio – 21 novembre 2021
Prato
Museo del Tessuto

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